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Parco delle Orobie Valtellinesi  via Toti 30C, 23100 Sondrio tel. +39 0342 211236 fax +39 0342 210226

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Giardino botanico “Orobie”

Il Giardino Botanico Orobie, Centro visite del Parco delle Orobie Valtellinesi, è nato con lo scopo di conservare le più caratteristiche specie vegetali delle Alpi lombarde nei loro habitat naturali.
Il Giardino si trova nel cuore delle Alpi Orobie valtellinesi e dell’area protetta, in località Sona (Val di Lemme di Tartano) a 1.450 metri di quota, in un contesto di grande pregio paesaggistico e naturalistico. Boschi, acque limpide e spumeggianti, pascoli alpini, vette e sorgenti: con una breve camminata (15 minuti circa) fra antichi borghi è possibile raggiungere questo angolo autentico, lontano anni luce dalla vita frenetica di pianura.
Il paesaggio vegetale e le specie floristiche presenti danno interessanti spunti per attività educative e didattiche, ma poco lontano dal giardino è possibile osservare anche splendide forme di erosione fluviale, le marmitte dei giganti, nonché entrare in contatto con le antiche pratiche d’alpeggio, ancora condotte in zona con metodi tradizionali.
Il giardino vuole anche essere un sito attrattivo per la piccola fauna selvatica, offrendo cataste di legna secca, cumuli di pietre, un piccolo stagno e cassette nido per gli uccelli.

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Flora spontanea e habitat osservabili nel giardino botanico

Nel giardino botanico è possibile osservare i principali habitat naturali del Parco delle Orobie Valtellinesi e le specie vegetali spontanee che vi crescono, fra cui alcune particolarmente pregevoli avendo il loro principale baricentro distributivo proprio sulla catena orobica, come Sanguisorba dodecandra.
Altre specie di sicuro interesse conservazionistico sono la Genziana maggiore (Gentiana lutea), i gigli martagoni, la Cardamine asarifolia, sassifraghe, numerose specie di felci, ma anche piccole carici, sfagni ed altre interessanti piante torbigene, quali la carnivora facoltativa Pinguicula leptoceras.

Le proprietà officinali delle piante spontanee

Oltre alla bellezza di alcune eclatanti fioriture, nel Giardino è possibile osservare e riconoscere alcune piante officinali, che contengono principi attivi utilizzati nella medicina tradizionale e nella fitoterapia (Arnica montana, Assenzio, mirtillo rosso e nero), oppure utilizzate in cucina per la preparazione di pietanze tradizionali (spinacio selvatico, Chenopodium bonus-enricus).

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Pianificazione e lettura didattica

Il Giardino è suddiviso in dieci aree corrispondenti agli ambienti più caratteristici delle Orobie valtellinesi; ad ogni habitat è dedicato un pannello didattico che ne riporta le principali peculiarità e le specie floristiche osservabili.

indice giardino botanico Orobie

Le principali specie botaniche presenti sono identificate nei loro habitat anche con un apposito cartellino, che ne riporta le caratteristiche più salienti:

  • Nome italiano
  • Nome scientifico
  • Famiglia
  • habitat
  • Quota minima e massima di distribuzione
  • Forma di crescita (specie erbacea, arbusto, albero)
  • Eventuale grado di tossicità
  • Distribuzione geografica della specie
  • Periodo di fioritura
  • Livello di protezione
  • Altre informazioni accessorie (curiosità, proprietà medicinali, usi popolari, storia, etimologia e indicazioni varie).
Gli habitat presenti nel giardino botanico
Lariceta
bosco di larice

Il larice (Larix decidua) è la specie arborea che più di ogni altra caratterizza il paesaggio vegetale montano e subalpino delle Alpi centro-occidentali italiane. La chioma, non eccessivamente fitta, forma boschi aperti e luminosi, che sono stati storicamente favoriti dagli alpigiani, soprattutto rispetto alla pecceta, poiché riuscivano ad ottenere da una parte ottimo legname da ardere e da opera, dall’altra aree di utilizzo pastorale; la frequentazione da parte del bestiame favoriva, infatti, lo sviluppo di un sottobosco erbaceo di buon valore pabulare. In passato i lariceti, così come i vaccinio-rododendreti, sono stati tuttavia anche frequentemente sacrificati per dare spazio ai pascoli, utilizzando la pratica del taglio e dell’incendio.
Le specie tipicamente presenti nel sottobosco sono il rododendro (Rhododendron ferrugineum), i mirtilli (Vaccinium vitis-idaea, V. myrtillus, V. gaultherioides), Luzula nivea, Homogyne alpina, Avenella flexuosa e Lonicera caerulea.


Megaforbieto
megaforbia

I megaforbieti sono consorzi d’alte erbe a foglia larga, che si stabiliscono nelle aree più fresche, umide e ricche di nutrienti delle vallate alpine tra i 1000 e i 1800 m; non di rado occupano i canaloni di valanga, le forre i margini dei boschi più freschi e degli arbusteti di ontano verde. Nei megaforbieti vi è un’abbondante presenza di geofite, ossia di piante dotate di tuberi e rizomi sotterranei resistenti all’inverno.
Nel megaforbieto è possibile osservare copiosa la sanguisorba valtellinese (Sanguisorba dodecandra), una specie stenoendemica distribuita limitata solo sulle Alpi Centrali, esclusiva delle vallate orobiche valtellinesi e bergamasche e della Val di Togno sulle Alpi Retiche, che trova in questo habitat le condizioni ideali di crescita.
Altre specie tipiche di questi ambienti sono: Adenostyles alliariae, la rara Tozzia alpina, Cicerbita alpina, Streptopus amplexifolius, Viola biflora, Stellaria nemorum, Peucedanum ostruthium, Geranium sylvaticum, gli aconiti, alcune felci (Athyrium distentifolium, Dryopteris dilatata), Geum rivale e il giglio martagone (Lilium martagon).


Alneta
alneta

Nei versanti a lungo innevamento, laddove il terreno resta più umido, oppure nei canaloni di valanga in cui i giovani alberi vengono periodicamente sradicati d’inverno, si formano boscaglie di ontano verde, dette “alnete”. L’ontano verde è infatti capace di piegarsi sotto il peso della neve senza subire grossi danni. Nei terreni umidi le radici dell’ontano si sviluppano ed ospitano batteri simbionti che fissano l'azoto migliorando la fertilità del terreno.
L’ontano verde è una specie tipica dei substrati acidi do rocce silicee, pertanto l’alneta viene sostituita sui suoli carbonatici dalla boscaglia contorta ed impenetrabile della mugheta.
Specie facilmente rinvenibili nell’ontaneta sono: Salix appendiculata, talvolta ericacee e tutte le specie erbacee rinvenibili nel megaforbieto.


Nardeto
nardeto

Nelle fertili vallate orobiche è ancora diffusa l’antica pratica della monticazione estiva di bovini da latte nelle malghe alpine, estese praterie ricavate di origine antropica, ricavate dal disboscamento delle foreste montane e mantenute tali dalle attività tradizionali di pascolamento, estirpazione di arbusti e malerbe e spietramento. La presenza di bestiame ha via via favorito le specie erbacee più resistenti al calpestio e alla brucatura, dal buon valore foraggero, ma laddove il pascolamento non è stato condotto in modo equilibrato, sono diventate comuni specie poco appetite animali dal bestiame perché dure, spinose o velenose: il cervino (Nardus stricta) è una specie non appetita dal bestiame se non in fase primaverile, che è stata molto avvantaggiata, tanto da creare pascoli, i nardeti, in cui rappresenta la specie dominante.
Il nardeto, qualora non sia compromesso da un pascolamento eccessivo, è una prateria molto ricca di biodiversità, la cui sopravvivenza è strettamente legata alle pratiche agricole tradizionali. Qualora queste si riducano, cambino o vengano sospese, si sviluppano spontaneamente specie legnose come brugo, mirtillo, rododendro, ginepro e giovani alberi di conifere, che provocano la riconquista da parte del bosco di questi ambienti davvero unici non solo da un punto di vista paesaggistico.
Tra le specie più comuni dei nardeti si possono citare: Campanula barbata, Gentiana kochiana, Anthoxanthum alpinum, Ranunculus acris, Trifolium alpinum, Geum montanum, Carex pallescens, Ranunculuis villarsii, Festuca nigrescens, Leontodon helveticus, Crocus albiflorus, Potentilla aurea, P. erecta.


Torbiera
torbiera

Le torbiere sono praterie umide dominate da muschi (sfagni), carici, giunchi e graminacee, che tipicamente necessitano di suoli perennemente bagnati. Generalmente occupano le depressioni formatesi da sovraescavazione glaciale in roccia oppure caratterizzate da strati sotterranei impermeabili; più raramente si possono osservare anche su pendii a dolce inclinazione, ove vi sia però acqua che scorra costantemente nel sottosuolo. Non è infrequente trovare questo habitat al bordo dei laghetti alpini, quando le sponde sono poco inclinate e permettono l'insediamento di specie igrofile che si dispongono a zone intorno alle rive, oppure, quando le rive sono più inclinate, si limitano a crescere nei punti di maggiore deposizione di materiale fine.
Nelle torbiere acidofile si possono osservare, oltre ai soffici e umidi muschi e sfagni, specie adattate a vivere in suoli scarsi di sostanze nutritive disponibili, quali Carex nigra, C. stellulata, C. canescens, gli eriofori (E. angustifolium, E. sheuchzeri), Viola palustris, Pinguicola leptoceras, Cirsium palustre, Juncus effusus, J. alpino-articulatus, Trichophorum cespitosum, Agrostis stolonifera, Drosera rotundifolia (rara) e Parnassia palustris.
Le specie carnivore facoltative, tra cui le pinguicole e le drosere, sono specie caratteristiche di questi ambienti, in grado di sopperire alla povertà di nutrienti con la cattura d’insetti quali fonti d’azoto: queste piccole piante hanno foglie munite di ghiandole in grado di invischiare e digerire piccoli insetti.


Laghetto alpino
lago alpino

Nell’area orobica esistono molti laghi alpini d’origine glaciale. Questi specchi d’acqua riempiono conche o avvallamenti originatesi dalla lenta escavazione dei ghiacciai quaternari, oggi in buona parte estinti o relegati sui versanti settentrionali delle cime più elevate.
I laghi e le pozze di montagna offrono interessanti e poco frequenti habitat per specie vegetali acquatiche e per numerose specie animali, tra cui insetti e anfibi (rane, rospi, tritoni); è spesso frequente avvistare una furtiva rana temporaria od i propri girini natanti nelle acque basse.
Tra le specie tipicamente acquatiche rinvenibili nei laghetti alpini possiamo citare Sparganium angustifolim, Callitriche palustris e Ranunculus trichophyllus.


Rocce assolate
rocce assolate

Sotto il nome di “rocce assolate” si raggruppano vari tipi di habitat accomunati dall’avere un forte irraggiamento e suoli sottili, come le rupi ed i ghiaioni silicei.
Questi ambienti sono caratterizzati da suoli aridi e bassa disponibilità di acqua ed elementi nutritivi, nonché dall’esposizione a repentini sbalzi termici. Queste condizioni sono molto ostili per la vita vegetale; le piante faticano a svilupparsi e frequentemente producono lunghe radici che si spingono in profondità nelle fessure delle rocce o delle pietraie.
Numerosi sono i muschi ed i licheni che, a differenza delle specie vascolari, sono dotati della capacità di disidratarsi e cadere in una latente quiescenza in condizioni di estrema siccità, per riattivarsi al ripristino dell’umidità atmosferica o edafica.
L’area alpina annovera piante adattate a questi ambienti, come sassifraghe e semprevivi, questi ultimi in grado di immagazzinare sufficienti quantità di acqua nelle foglie per sopravvivere a difficili periodi prolungati di siccità.
Tra le specie adattate a questi ambienti così inospitali citiamo: Sempervivum arachnoideum, S. montanum, S. tectorum, Saxifraga paniculata, Silene rupestris, Veronica fruticans, Sedum annuum, S. acre, S. album, S. reflexum, S. sexangulare.


Romiceto
romiceto

Nelle porzioni di pascolo, spesso prossime alle baite dei pastori, ove il bestiame permane a lungo (siti di mungitura e riposo notturno) si accumulano molte deiezioni bovine, che causano un eccessiva ricchezza di nutrienti nel suolo. In queste aree si selezionano specie opportuniste adattate ad alti livelli di azoto, come il romice (o lavazza, Rumex alpinus), Senecio alpinus, l’ortica e poche altre. Il romiceto è un’associazione di nullo valore foraggero, che quindi sottrae superficie di pascolo produttivo, ed è molto durevole nel tempo, mantenendosi invariato per numerosi anni.
L’habitat del riposo è sensibile all’insediamento di funghi e parassiti che possono ledere la salute del bestiame.
Le specie che condividono l’habitat con il rabarbaro alpino sono: Senecio cordatus, Taraxacum officinale, Poa alpina, Urtica dioica, Phleum rhaeticum, Veratrum album, Solidago virgaurea, Rumex acetosa e Trifolium repens.


Sorgente
sorgente

La catena orobica è ricca di fresche sorgenti alpine. Queste comunità hanno tipicamente estensione puntiforme e/o lineare, dal momento che le specie che le costituiscono necessitano di acque fredde e ben ossigenate, condizioni che trovano esclusivamente nelle immediate vicinanze del corso d’acqua. Dato che le acque sorgive provengono dalle profondità, non di rado queste comunità sono caratterizzate da acque correnti anche in pieno inverno, al di sotto della copertura nevosa.
Specie vegetali che crescono in prossimità delle sorgenti sono: Cardamine asarifolia, Saxifraga aizoides, Pinguicula leptoceras, Cardamine amara, Crysosplenium alternifolium, Montia rivularis, Bryum schleicheri (Muschio), Phylonotis seriata (Muschio), Mnium punctatum (Muschio), Stellaria alsine, Saxifraga stellaris, Deschampsia cespitosa, Epilobium nutans, Bryum ventricosum (Muschio).


Pecceta
pecceta

La pecceta è la fitta e cupa foresta di abete rosso (Picea excelsa), che costituisce la specie arborea generalmente dominante. Sulle Alpi rappresentano la “variante meridionale” della taiga boreale, con la quale hanno sicuramente legami di discendenza, che si perdono nelle epoche fredde del passato. La volta arborea piuttosto fitta e la progressiva acidificazione dei suoli ostacolano lo sviluppo del sottobosco che può raggiungere basse coperture, ma può anche presentarsi rigoglioso verso il contatto con il rododendreto a larice piuttosto che con la cembreta ove il bosco subisce un progressivo diradamento.
Nella fascia montana la pecceta ospita ancora nel sottobosco specie erbacee tipiche dei boschi di latifoglie; pertanto la pecceta montana risulta floristicamente distinta dalle peccete subalpine ove predominano invece le ericacee e le specie boreali.
La composizione floristica, distinta per strati risulta:

  • Specie arboree: Picea excelsa (dom.), Abies alba, Larix decidua.
  • Specie arbustive: Sorbus aucuparia, Sambucus racemosa, Rubus saxatilis.
  • Specie erbacee: Vaccinium myrtillus, Vaccinium vitis-idaea, Oxalis acetosella, Homogyne alpina, Hieracium sylvaticum, Calamagrostis villosa, Avenella flexuosa, Luzula sieberi, Melampyrum pratense, Lycopodium annotinum, Veronica urticifolia, Saxifraga cuneifolia, Luzula nivea, Luzula luzulina, Clematis alpina (l), Majanthemum bifolium, Listera cordata, Phrenantes purpurea, Carex digitata, Polypodium vulgare, Solidago viragurea, Corallorhiza trifida.
Dove si trova

Entrati in Valtellina percorrendo la SS36 che da Milano, attraverso Lecco, porta a Colico, procedete sulla SS 38 in direzione di Sondrio fino all’altezza di Talamona. Poco dopo il viadotto del Tartano svoltate a destra e seguite le indicazioni per raggiungere il paese di Tartano. Da qui imboccare la strada che scende sul letto del torrente Val Corta e alla loc. Biorca, risalendo poi la valle sino al caratteristico nucleo di Barbera. Conn circa 15 minuti di cammino, lungo il sentiero o proseguendo sulla strada sterrata privata, è possibile raggiungere Sona ed il Giardino Botanico.

cartina provincia di Sondrio

cartina Tartano

Il giardino è visitabile da Maggio a Ottobre.
Ingresso libero.
Per gruppi e scolaresche che desiderano la guida è obbligatoria la prenotazione.

giardino botanico
Per informazioni:

Parco delle Orobie Valtellinesi
via Toti, 30C - 23100 SONDRIO
Tel 0342 211236
Fax 0342 210226
e-mail: info@parcorobievalt.com

Direttore:
Dott. Nat. Gilberto Parolo, botanico
gilberto.parolo@unipv.it
www.alp-en.it

Vice Direttore:
Dott. Amb. Marzia Fioroni
mfioroni@alp-en.it
www.alp-en.it

Collaboratori:
Dott.ssa Ilaria Amedeo (Biologa)
Associazione Viviorobie (www.viviorobie.com)



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