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Le attività di gestione promosse dal Parco hanno riguardato la conservazione degli habitat di specie animali in rarefazione, la realizzazione di opere per migliorare la fruizione ricreativa, la sperimentazione di attività agricole.
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Habitat
del gallo cedrone
(1998-2003)
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Il progetto: Interventi di protezione e ricostituzione dell'habitat del gallo cedrone (Tetrao urogallus) nel Parco delle Orobie Valtellinesi, finanziato dalla Regione Lombardia e dal Ministero dell'Ambiente e condotta da un'équipe coordinata dal dr. Michele Bottazzo, è iniziato con uno studio volto a definire distribuzione e consistenza della popolazione residua di questo Galliforme nel parco e ad individuare i punti di canto primaverile e la loro struttura spaziale. E' quindi proseguito con una serie di attività volte alla conservazione della specie, dagli interventi selvicolturali di ricostituzione dell'habitat alla formazione di volontari impegnati nei rilievi e dei tecnici forestali sulle modalità da seguire nella pianificazione forestale e nei progetti di taglio al fine di tutelare la specie.
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Pozze per Anfibi
(1998-2002)
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La rana rossa di montagna (Rana temporaria) è un Anfibio che risulta, sia storicamente sia attualmente, ben diffusa alle quote medio alte. Tale anuro risente, tuttavia, pesantemente della diminuzione degli ambienti umidi di quota. Le cause principali di tale fenomeno sono da ricercare nell'eccessiva captazione idrica a scopo idroelettrico e nell'abbandono delle attività silvo-pastorali. Quest'ultimo aspetto, comune purtroppo all'intero arco alpino, ha provocato l'abbandono ed il successivo disseccamento di un gran numero di pozze artificiali per l'abbeverata. Scopo di questi interventi è stato il ripristino di alcune di queste pozze ritenute di particolare pregio e importanza per la sopravvivenza e l'incremento delle restanti popolazioni di Rana temporaria.
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Le pozze ripristinate sono state quelle di "Pantano" e dei "Piaz" lungo la dorsale del Monte Motta in Val Gerla, e le pozze dell'alpeggio "Foppe d'Orta" in Valle d'Albaredo. A seguito del ripristino si sta attualmente procedendo al monitoraggio delle pozze al fine di valutare il risultato nel tempo degli interventi e il successo riproduttivo della specie. |
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Sistemazione e segnalazione sentieri
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In questi anni di attività del parco sono stati sistemati e segnalati circa 500 km di sentieri, a partire dalla Gran Via delle Orobie (GVO), sentiero che attraversa longitudinalmente ad alta quota tutto il versante valtellinese della catena orobica da Delebio ad Aprica. Ancora difficoltoso rimane tuttavia il passaggio della Val Malgina con tratti molto ripidi, passaggi in roccia e tratti di sentiero nascosti dalla rigogliosa vegetazione di questa valle ancora molto selvaggia. Dalle 14 valli principali del Parco si dipartono poi circa 80 sentieri di arroccamento, sentieri cioè che permettono di raggiungere la GVO da diverse località poste a quote inferiori. Anche questi sentieri sono stati sistemati, numerati secondo le nuove norme del C.A.I. e segnalati con frecce direzionali e bandierine orizzontali.
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elenco_sentieri.pdf
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Bacheche, aree di sosta e punti attrezzati |
In alcuni punti strategici sono state posizionate una trentina di bacheche informative alle quali sono affissi 3 pannelli di cui uno riportante una cartina della valle in cui ci si trova e gli altri due l'inquadramento generale del Parco e le sue caratteristiche d'insieme.
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Sono stati inoltre realizzati alcune aree di sosta (parcheggi situati alla partenza dei sentieri pił importanti) e punti attrezzati con tavoli, panchine e barbecue.
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Sperimentazione
coltivazione piccoli frutti (2002) |
I piccoli frutti quali fragole, more, ribes e uva spina coltivati in ambiente montano, sviluppano caratteristiche organolettiche eccellenti e maturano fuori stagione, garantendo una buona resa economica.

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Per questo motivo, nel corso del 2002, è stata condotta un'indagine conoscitiva per la coltivazione dei piccoli frutti all'interno del territorio del Parco e in concomitanza è stata allestita una stazione sperimentale impiantata in loc. Piazzola in Comune di Castello dell'Acqua, a 1200 m di quota. I risultati di questo progetto verranno divulgati dal Parco con l'intento di promuovere questo tipo di coltivazione
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