Attività ed eventi
Attività di ricerca
Briofite e licheni (anno 2002)
Nell'anno 2002 il Parco ha promosso un'indagine botanica che ha riguardato sia la flora vascolare che quella crittogamica (Briofite e Licheni). L'indagine sulla flora crittogamica è stata condotta dal dr. Franco Zavagno e si è incentrata sulla componente terricola. Il territorio indagato è suddiviso in due comprensori posti agli estremi opposti del Parco, e quindi a regime climatico differente: le Valli del Bitto a ovest e la Val Belviso a est e si estende complessivamente per circa 150 kmq con un escursione altimetrica massima di circa 2.500 m.
L'ampiezza del territorio e la sua articolazione hanno determinato la scelta di operare un censimento di tipo campionario che interessasse i diversi tipi di vegetazione presenti (boschi di latifoglie, boschi di conifere, arbusteti ad ericacee, arbusteti ad ontano verde, prati da sfalcio, praterie d'altitudine, vegetazione di torbiera, macereti). In totale sono stati effettuati 126 rilievi di cui 76 nelle Valli del Bitto e 50 in Val Belviso.
Sono state censite 204 specie di Briofite (di cui 154 Muschi e 50 Epatiche) e 18 di Licheni (il ridotto numero di licheni è in parte motivato dal fatto di aver analizzato la sola componente terricola, in genere più povera di quelle epifitica ed epilitica). Tra le Briofite le famiglie più rappresentate sono quelle delle Sphagnaceae (19 specie), delle Potytrichaceae (11 specie), delle Brachytheciaceae (17 specie) e delle Hylocomiaceae (7 specie). Tra i Licheni, 15 delle 18 specie censite appartengono al genere Cladonia. Di particolare interesse è il rinvenimento di 31 specie di Briofite inserite nel "Libro rosso delle Piante d'Italia", di cui ben 10 considerate estinte.
Flora vascolare (anno 2002)
L'indagine botanica riguardante la flora vascolare, coordinata dal prof. Augusto Pirola, ha interessato il territorio delle Valli del Bitto e della Val Belviso. Il numero totale di specie censite durante il campionamento è stato di 688 appartenenti a 90 famiglie, con una prevalenza di specie rare in Val Belviso e di specie comuni nelle Valli del Bitto.
Da questa prima ricerca condotta su iniziativa del parco si può concludere che il territorio indagato è costituito da aree caratterizzate da elevati valori di diversità floristica, immerse in aree floristicamente meno ricche per via di una bassa differenziazione delle condizioni ambientali. In via del tutto indicativa si può stimare il totale della flora vascolare del versante orobico valtellinese in un valore variabile tra le 1000 e le 1400 unità.
Ecologia di Vipera aspis e Vipera berus (anni 2003-2004)
La presenza di Serpenti del genere Vipera è da sempre oggetto di forti reazioni emotive nonché di polemiche e convinzioni spesso prive di ogni fondamento scientifico. Inoltre, l'aumento della presenza turistica in ambienti ad elevata naturalità ha facilitato l'incontro di tali Rettili da parte di persone non abituate alla loro presenza e del tutto impreparate a fronteggiare tale evenienza.
Con questa ricerca condotta da esperti erpetologi (dr. Augusto Gentilli e dr. Stefano Scali) ci si propone di indagare le relazioni fra le attività umane e la presenza di vipere approfondendo in particolare la distribuzione, la consistenza e alcuni aspetti dell'ecologia delle popolazioni di Vipera aspis e V. berus presenti in aree campione della bassa Valtellina. Queste informazioni saranno integrate con dati inerenti la presenza antropica a scopo produttivo o turistico di dette aree per valutare la conseguente possibilità di incontro fra uomo e vipere e gli eventuali rischi ad esso collegati. Inoltre, sarà approfondita la reale pericolositàdi tali Vertebrati mediante informazioni da raccogliere presso le pubbliche strutture sanitarie.
A termine della ricerca i dati emersi saranno divulgati tramite gli organi di informazione locali nonché mediante appositi opuscoli e serate divulgative.
Picchio nero come indicatore biologico (anni 2001-2003)
Lo scopo del progetto "Valutazione del picchio nero (Dryocopus martius) come specie guida nella conservazione della natura sulle Alpi" condotto dal dr. Andrea Pirovano in collaborazione con il Wildbiologische Gesellschaft di Landeck (Austria) è quello di valutare l'uso del picchio nero come specie guida nella conservazione delle foreste alpine.
Le specie indicatrici sono utilizzate spesso nella gestione faunistica, per caratterizzare un ecosistema o una biocenosi dal momento che risulta difficoltoso monitorare e gestire diversi aspetti della biodiversità quali ad es. ricchezza e composizione delle specie.
Molti studi in Europa utilizzano il gallo cedrone quale specie indicatrice di habitat forestali intatti. Sulle Alpi tuttavia il gallo cedrone non può rappresentare un valido modello, a causa della rarefazione delle popolazioni dovuta a problemi di conservazione che altera la sua distribuzione naturale.
I picchi sembrano svolgere un importante ruolo di indicatori di
biodiversità, perché sono legati alla presenza di grandi e vetusti alberi nei quali scavare i nidi e alla ricchezza di prede invertebrate.
In particolare, in Europa, il picchio nero è considerato un abitante di estesi complessi forestali, indicatore di condizioni di habitat forestali intatti e maturi. Tuttavia recenti studi sull'ecologia alimentare e sull'uso dell'habitat, condotti in Scandinavia con l'utilizzo di tecniche di radiotelemetria, hanno criticato l'uso del Picchio nero come specie indicatrice di tali habitat forestali, dal momento che per l'alimentazione venivano selezionate giovani fustaie di impianto. Per stabilire se il Picchio nero può essere utilizzato come specie indicatrice di habitat forestali di pregio è necessario verificarne le esigenze ambientali. Questo viene fatto nella presente ricerca mediante un'analisi della selezione dell'habitat, su più scale di grandezza, confrontando le variabili ambientali tra i siti di presenza e siti casuali.
Ecologia dello scoiattolo (anni 2003-2004)
Il progetto di ricerca sull'ecologia dello scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) in tipici ambienti alpini del Parco delle Orobie Valtellinesi, promossa dal parco e condotta da ricercatori dell'Istituto Oikos coordinati dal dr. Luc Wouters, si innesta su una ricerca già in corso da alcuni anni in provincia di Sondrio.
L'indagine sarà articolata nei seguenti punti:
- monitoraggio della produttività dei semi delle conifere e della variazione annuale in essa registrata;
- raccolta dei dati sulla consistenza delle popolazioni studiate tramite monitoraggio con gli hair-tubes;
- studio della variazione annuale della densità e dell'andamento dei processi demografici durante il periodo del progetto in aree campione, e dei fattori ambientali che con essi interferiscono;
- studio dell'uso dell'habitat e della struttura sociale (ampiezza degli home range, sovrapposizione delle core-area, relazione tra disponibilità di cibo e le caratteristiche degli home-range);
- indagini sulle relazioni di affinità genetica fra le popolazioni studiate e sulla variabilità genetica di ogni popolazione, con lo scopo di stimare la "salute" genetica del patrimonio dello scoiattolo rosso.
Gallo cedrone (anni 2002-2004)
A seguito del progetto di gestione "Interventi di protezione e ricostituzione dell'habitat del gallo cedrone (Tetrao urogallus) nel Parco delle Orobie Valtellinesi" è emersa l'esigenza di predisporre un piano d'azione per la conservazione del gallo cedrone a scala regionale.
È stato attivato pertanto, in collaborazione con il Parco Alto Garda Bresciano e con il Parco Nazionale dello Stelvio, il "Progetto di conservazione del gallo cedrone nelle zone protette della regione Lombardia" con il fine di individuare le azioni per il recupero di una metapopolazione di Gallo cedrone strutturata almeno nella parte centrale del suo areale lombardo. La ricerca è condotta da un gruppo multidisciplinare di ricercatori con il coordinamento scientifico del prof. Guido Tosi dell'Università degli Sudi dell'Insubria.
Gli obiettivi specifici della ricerca sono:
- lo sviluppo di un sistema di monitoraggio a lungo termine della popolazione regionale di gallo cedrone;
- l'individuazione dei fattori di rischio e vulnerabilità a carattere generale e locale;
- la definizione delle reali potenzialità, per la specie, del territorio regionale;
- l'elaborazione di una strategia di medio-lungo termine relativa agli interventi di gestione e miglioramento ambientale da attuarsi nelle aree vocazionali;
- l'individuazione di aree campione per un monitoraggio dell'evoluzione del bosco e sua relazione con la dinamica di popolazione del gallo cedrone la predisposizione di indicazioni tecnico-scientifiche a supporto di un adeguamento delle normative nel settore ambientale e forestale mirate ad una conservazione della specie;
- lo sviluppo di una campagna di divulgazione e sensibilizzazione a tutela della specie.